Cosa succede se ci si rivolge a un’agenzia di investigazioni?

Quando si parla di agenzie di investigazioni, subito la mente corre a detective privati che si occupano di fotografare, di registrare o di pedinare persone sospettate di essere protagoniste di comportamenti non leciti. Sono diversi i motivi per cui ci si può rivolgere a un’agenzia di investigazioni: per esempio per far seguire il coniuge che si sospetta essere infedele; oppure per verificare i comportamenti di un socio che potrebbe essere intenzionato a fornire segreti a un’azienda concorrente; o, ancora, per accertarsi che un lavoratore dipendente in malattia sia effettivamente a casa e non in giro a divertirsi.

Cosa bisogna sapere prima di contattare una agenzia di investigazioni

Prima di tutto, è bene sapere che contattare una agenzia di investigazioni è del tutto lecito: ingaggiare un investigatore privato è sempre possibile, al di là delle intenzioni con cui lo si fa e a prescindere dal soggetto che è destinato a essere pedinato. Attenzione, però, alle modalità con le quali il detective svolge il compito che gli è stato assegnato: gli investigatori, infatti, sono tenuti a rispettare un codice disciplinare in forza del quale essi non possono mai esercitare la propria attività violando la dimora privata di chi viene pedinato o la sua privacy.

Nel caso in cui vengano violate le norme penali relative a queste circostanze, a risponderne non è il cliente dell’investigatore, ma l’investigatore privato stesso. Se, però, è stato il cliente a richiedere in modo esplicito il ricorso a una specifica attività non lecita, anche lui è tenuto a risponderne in concorso. In linea di massima è consigliabile permettere agli investigatori di effettuare le indagini in base alle proprie intenzioni e alle proprie competenze: essi, d’altra parte, sono esperti del settore e di conseguenza sanno bene cosa è lecito e cosa non è lecito.

Come trovare un investigatore giusto

Nella scelta dell’investigatore occorre accertarsi, prima di tutto, che il soggetto a cui ci si rivolge sia dotato della licenza del prefetto. Nel caso in cui l’attività di investigazione venga effettuata in maniera episodica e occasionale, comunque, è possibile affidare l’incarico anche a un soggetto terzo che non disponga della licenza. Insomma, una persona che pedina la moglie di un amico con l’intenzione di fargli un favore non compie un reato, così come non compie un reato chi si occupa di effettuare un’investigazione per proprio stesso favore.

Gli investigatori professionali, dunque, possono pedinare chi vogliono, ma a patto che la loro attività non rappresenti un comportamento molesto: i loro pedinamenti, dunque, non devono essere effettuati in modo tale da spaventare chi li subisce, non devono essere assillanti e non devono essere ripetitivi. Accade che il pedinamento si configuri come un reato nel momento in cui la vittima si rende conto di essere seguita e, a causa di tale consapevolezza, venga spaventata e avverta un disagio, arrivando ad avere paura per la propria incolumità. Ovviamente non si verifica alcun tipo di molestia se la vittima non si accorge di essere pedinata.

Le conversazioni registrate: sono legali nelle investigazioni?

Le conversazioni possono essere registrate dagli investigatori, ma a patto che essi siano presenti: invece, non si può lasciare un registratore in un posto per poi andarsene. Secondo la legge, chi registra non può essere assente nel momento in cui avviene il dialogo, al di là del fatto che egli vi prenda parte attivamente o stia in silenzio. Occorre, dunque, che il soggetto che viene registrato sappia che la conversazione può essere sentita da chi ha avviato la registrazione, anche se ciò è avvenuto in segreto.